Un’infinità di messaggi e inviti all’acquisto. Ma il percorso verso una nuova dimensione digitale non si può improvvisare e non si può copiare.

di Umberto Cugini

 

Con la disponibilità dei dati di consuntivo dell’anno passato e le previsioni aggiornate per quello in corso, siamo sempre più accerchiati da un’infinità di Osservatori, Convegni, Seminari, Workshop, Presentazioni, Prodotti, Servizi, Analisi, Report, tutti in qualche modo etichettabili con la dicitura 4.0. E’ ormai quasi un’ossessione, supportata da una supposta certezza ovvero che i successi industriali ed economici dell’anno passato e quelli ancora più eclatanti ipotizzati per il futuro siano tutti frutto dell’essere in qualche modo riferibili alla logica 4.0.

Il messaggio dominante, semplificando perché tutti comprendano, è che tutto ciò che non è etichettato 4.0 o non esiste o è vecchio, stantio, di retroguardia, senza nessuna prospettiva. Quindi bisogna adeguarsi, prendere provvedimenti, decidere, investire, comprare. Ma cosa?, da chi?, dove?, come?, e soprattutto perché?

Esaminando in modo più accurato e soprattutto con più calma i fatti e i processi reali che hanno portato a positivi risultati industriali ed economici Paesi, settori industriali ed anche industrie nazionali credo valga la pena sottolineare quanto segue:

  • La convergenza di diverse tecnologie che evolvono in modo esponenziale per quanto riguarda, prestazioni, costi, accessibilità ed integrabilità – vedi Artificial Intelligence, Analytics, Augmented/Extended Reality, Additive Manufacturing e IoT – definiscono un quadro di opportunità e rischi globali molto ampio che cambia continuamente e a velocità crescente.
  • I leader, sia come Paesi che come singole Industrie, hanno percepito per tempo questa convergenza e l’hanno spesso sviluppata e gestita in tutte le sue dimensioni, non solo tecnologiche (da notare che AI, AR, AM, IoT sono ambiti che nella nel settore della Ricerca e Sviluppo esistono da svariate decine di anni e che il piano nazionale Industrie 4.0 della Germania è stato avviato nel 2010).

Il problema principale, per chi ora deve adeguarsi, è quindi acquisire una visione globale dello scenario evolutivo e valutare/analizzare situazioni di contesto e potenzialità interne. Conseguentemente si devono poi definire obiettivi specifici e realistici così come una strategia di cambiamento per il recupero o l’evoluzione.

 

Il Piano Nazionale Industria 4.0

Per quanto riguarda la situazione nazionale vale la pena ricordare che il Piano Nazionale Industria 4.0 è stato varato nel 2017 e che presenta alcune caratteristiche cruciali positive ed inedite. Non prevede, per esempio, come nei perversi ed inefficaci piani precedenti, vedi Industria 2015, contributi a premio da vincere.

La logica dei passati interventi era infatti basata su argomenti predefiniti, spesso discutibili. Non solo, processi eccessivamente burocratici, macchinosi e complessi costringevano le aziende che erano intenzionate ad accedere a percentuali di finanziamento a ricorrere a strutture di intermediazione e accorpamenti.

Il tutto è veniva poi gestito con processi di valutazione e ranking che non erano in grado di rispettare le tempistiche previste, causa criteri di valutazione opachi e non discutibili e valutatori non adeguatamente competenti ed imparziali. Infine, il meccanismo di liquidazione a posteriori risultava perverso perché proiettava i ritorni degli investimenti in un futuro troppo lontano.

Il Piano Calenda prevede invece esenzioni fiscali attraverso ammortamenti ampliati e anticipati, ma soprattutto automatici, cumulabili con gli altri incentivi già in essere, quindi sotto il sostanziale controllo delle aziende. Prevede inoltre un supporto allo sviluppo di competenze, attualmente non esistenti, attraverso la costituzione di Digital Innovation Hub e Competence Center. Punto, quest’ultimo, sicuramente positivo, ma che poteva essere definito in modo migliore.

I metodi “competitivi” diretti e ripartiti dall’alto si traducono infatti in tempi di implementazione molto difficilmente compatibili con le necessità delle Aziende. Infine, per non perdere le opportunità offerte dal Piano Industria 4.0 rende virtualmente necessario il recupero delle competenze in tempi stretti facendo così lievitare l’offerta di eventi 4.0 da parte di Associazioni, Consulenti, Università, Centri di servizi, Vendor di tecnologie hardware e software e di tutte le possibili categorie di intermediazione varia.

C’è poi chi già si preoccupa di guardare oltre, posizionandosi come champion della futuribile Industry X.0 che a questo punto, vista l’accelerazione esponenziale del tutto la si intende già proiettata nella dimensione 8.0.

Per far sì che le aziende non perdano l’occasione di usufruire dei vantaggi fiscali molte delle proposte tendono a suggerire che si debba agire subito, invitando così all’acquisto di macchine, servizi, consulenza, formazione o altro.

Si tende quindi a replicare le iniziative avviate con successo in altri Paesi trascurando le analisi e le considerazioni che sono state esplicitate in contesti specifici, senza valutare con la dovuta attenzione le motivazioni e gli obiettivi decisi ed intrapresi in dimensioni e realtà di mercato diverse dalle nostre.

In definitiva, si traslano tout court le tecnologie usate e le decisioni operative di altri contesti. E’ più facile e più semplice copiare le ricette che non approfondire la malattia, la sua origine e soprattutto le condizioni del paziente. Sono questi i rischi di una affrettata e improvvisata adesione al paradigma 4.0.

 

 

 

 

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