Esiste ormai un’ampia offerta di soluzioni rivole alla produzione additiva e molte sono le opportunità già presenti sul mercato, ma quello che può realmente creare valore e diversificazione per le aziende è la capacità di progettare e pensare un prodotto fin dall’inizio del suo ciclo di sviluppo

Additive Manufacturing è il nome identificativo di tutta una serie di tecniche e tecnologie di fabbricazione in cui il prodotto finito è formato senza la necessità di fonderne il materiale in stampi né di rimuoverlo da una forma grezza. La natura additiva di questa classe di tecniche – dette appunto di Produzione (o fabbricazione) Additiva (PA)  – rispetto a quelle tradizionali, tipicamente sottrattive, è la caratteristica chiave che conferisce alla Produzione Additiva potenzialità enormi nei più vari campi di applicazione.

La Produzione Additiva consente una grande libertà nell’ideazione del pezzo, estendendo indefinitamente la gamma di geometrie e complessità realizzabili, rimuovendo vincoli di progettazione e di lavorazione, in un’ottica di prototipazione rapida o di piccole serie. Viene ormai universalmente associata alla Stampa 3D, eppure questa semplificazione non è del tutto corretta. Come afferma Umberto Cugini, Professore Emerito di Progettazione e Ingegneria Industriale presso il Politecnico di Milano, “Si tende a concentrare l’attenzione sul processo di produzione e la sua conseguente possibile traslazione in una dimensione 3D printing. Ma il grande impatto della logica additiva non riguarda tanto i nuovi processi di produzione e i nuovi materiali, quanto i nuovi orizzonti che si aprono per la progettazione”.

“E’ vero”, aggiunge Cugini, “l’esplosione sul mercato di una sempre più crescente offerta di tecnologie e sistemi per la produzione industriale basata su processi additivi è una rivoluzione epocale nell’ambito dell’industria manifatturiera. Ma il passaggio a un metodo additivo è più un passaggio culturale che tecnologico, nel senso che è possibile ragionare in ottica additiva basandosi su software di simulazione ed ottimizzazione già da tempo utilizzato e presente sul mercato. Software, peraltro, che vanta un alto grado di affidabilità e versatilità a supporto dei nuovi processi di progettazione”.

Considerazioni, quelle di Cugini che trovano una rispondenza in un’interessante analisi proposta  da Smartechmarkets in cui si afferma che  “I fondamenti della produzione additiva sono da ricercarsi nel software di simulazione, metodologia sulla quale più e più aziende stanno lavorando da anni e sulla quale si stanno configurando e prospettando gli sviluppi più interessanti in termini di definizione di processi digitali end-to-end”.

In sintesi e semplificando, il 3-D Printing può essere un’opzione, ma non la soluzione. I benefici e i vantaggi che ne possono derivare in termini di nuova produzione possono essere raggiunti focalizzandosi soprattutto sugli strumenti di simulazione e testing additive oriented. “In questo mare di offerte e opportunità già presenti sul mercato, quello che può realmente creare valore e diversificazione per un’azienda crediamo sia la capacità di progettare e pensare additivo fin dall’inizio del ciclo di sviluppo del prodotto”.