Una nuova ricerca di Kaleido Insights rivela che le tecnologie blockchain possono aiutare le implementazioni IoT a estendere i limiti di scalabilità, in termini sia di sicurezza sia di monetizzazione.

 

Anche se è una tecnologia ancora agli albori, le aziende dovrebbero cominciare a interessarsi ai ledger distribuiti. Secondo lo studio The Internet of Trusted Things, – progetto di ricerca durato un anno e mezzo, durante il quale sono stati esaminati casi d’uso di tecnologie blockchain al di fuori del mondo dei servizi finanziari – l’architettura riferibile alla tecnologia blockchain permetterebbe di supportare soluzioni IoT sicure e scalabili.

Se in prima battuta l’architettura a supporto del bitcoin è diventato il paradigma attraverso il quale interpretare il mercato fintech o la trasformazione digitale del mondo bancario, vediamo che ora l’attenzione e l’applicabilità si estende ad ambiti operativi del tutto diversificati dove esiste l’esigenza di implementare soluzioni di sicurezza in merito all’identità e agli accessi, anche in ambito IoT.

Ricordiamo a questo proposito che l’architettura cui fa riferimento la blockchain è una rete peer to peer che permette di mettere in condivisione un registro delle transazioni (Distributed Ledger) tra tutte le parti (nodi) che interagiscono nel network senza che vi debba essere una parte terza che agisca come certificatore, in quanto questa funzione è embedded by design. Ragionando in termini di soluzioni di sicurezza ciò significa che l’utilizzo di soluzioni blockchain rende implicito by design la gestione degli accessi e delle identità. In Italia una esperienza in questo senso è quella che può essere raccontata da Uniquid.

Da una prospettiva IoT, la supply chain, la logistica e la movimentazione delle merci, nonché i veicoli a guida autonoma e monitoraggio e utilizzo di sistemi di produzione, sono diventati le aree più importanti per la convergenza di blockchain e IoT.

Ciò che ancora manca, sono protocolli comuni per soddisfare gli attributi unici degli ambienti IoT e l’esecuzione di blockchain, tra cui interoperabilità, sicurezza, scalabilità, autenticazione dell’identità e esecuzione di contratti intelligenti su più catene. La risposta che il mercato sta dando a questa necessità è quella di creare consorzi mirati a promuovere ambienti collaborativi per lo sviluppo di questi standard.

Per ora, i consorzi, che comprendono fornitori e utenti finali, stanno lanciando progetti pilota con pochi partecipanti per verificare il potenziale dell’IoT e della convergenza blockchain. Ad esempio, IBM sta lavorando con importanti aziende come Walmart, Dole e Nestlé su un pilota basato su blockchain per consentire una migliore visibilità nella catena di approvvigionamento alimentare globale. SAP sta lavorando per integrare le tecnologie blockchain nel suo software di supply chain, partendo da cinque prodotti diversi.

Quando si parla di ‘tokenizzazione’ dei dati condivisi su una blockchain, l’entusiasmo per la criptotecnologia non è mai stato più caldo. Ci sono un sacco di criptovalute che vale la pena monitorare, ma per le aziende la questione della tokenizzazione dovrebbe essere focalizzata su come sfruttare questa tecnologia a supporto delle micro transazioni che una macchina potrebbe generare o utilizzare per trasmettere dati.

Se il futuro del bitcoin e più in generale della sostenibilità delle criptovalute è del tutto imponderabile – per il momento appare un fenomeno meramente speculativo, privo dei fondamentali e delle regolamentazioni che sostengono le dinamiche valutarie tradizionali – una cosa appare sempre più certa: la progressiva affermazione della blockchain come architettura tecnologica pervasiva a supporto delle identità e degli accessi.

 

 

 

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