La definizione che meglio riassume tutto quanto di nuovo si è affacciato sul mercato in oltre cinquant’anni di storia informatica è sempre e comunque strettamente e indissolubilmente associato a un termine univoco: Information Technology.

Dapprima l’informatica centralizzata del mainframe stile anni sessanta, poi l’avvento del mini-computer negli anni settanta – chi non ricorda il mitico Pd11 della Digital Equipment? – e a seguire il personal computer –  le informazioni at your fingertips di Gatesiana memoria – le reti locali e l’informatica distribuita, Internet e il world wide web, infine il mobile e il cloud computing, modello quest’ultimo che segna in qualche modo il ritorno a un modello dati centralizzato.

Il data center nelle sue diverse interpretazioni si è modificato nel tempo interpretando le diverse architetture e logiche di fruizione e distribuzione dei dati. Big Data, Internet of Things, Intelligenza Artificiale, Machine Learning si contendono le prime pagine della digital economy proiettando il tutto verso un ennesimo futuribile scenario.

Eppure, con le tendenze che si sono imposte nel corso del tempo, e ipotizzando quel che si andrà a configurare nei prossimi lustri, possiamo affermare che, a distanza di più di cinquant’anni, la definizione che meglio riassume tutto quanto di nuovo si è affacciato sul mercato è, sempre e comunque, strettamente e indissolubilmente associato a un termine univoco: Information Technology.

Si è sempre alla disperata ricerca di un termine che possa descrivere quello con cui oggi ci confrontiamo. Ma di fatto, analizzando quanto avvenuto durante questa pazza e folle corsa verso il digitale, possiamo affermare che, “cambia il contesto, ma la sostanza rimane la stessa“.

La definizione Information Technology fu utilizzata per la prima volta nel 1958 in un articolo (qui la versione originale) a firma di Harold J. Leavitt (nella foto) e Thomas L. Whisler che uscì sull’Harvard Business Review. “The new technology – si affermava nell’articolo – does not yet have a single established name. We shall call it information technology (IT)“.

Geniale. Sono passati 59 anni e ci ritroviamo a utilizzare un termine che più attuale non potrebbe essere: tecnologia dell’informazione, dove i dati sono la materia grezza del processo di produzione. Big Data, Cloud e Mobile Computing, Internet of Things, Intelligenza Artificiale, Machine Learning sono solo innovazioni ed evoluzioni di uno stesso processo iniziato nel secolo scorso.

Rileggendo l’articolo di Harold J. Leavitt e Thomas L. Whisler c’è un passaggio che lascia riflettere: “We believe that information technology will spread rapidly. One important reason for expecting fast changes in current practices is that information technology will make centralization much easier. By permitting more information to be organized more simply and processed more rapidly it will, in effect, extend the thinking range of individuals. It will allow the top level of management intelligently to categorize, digest, and act on a wider range of problems. Moreover, by quantifying more information it will extend top management’s control over the decision processes of subordinates.”

Un’affermazione che, traslata nel nuovo millennio dell’era digitale, non potrebbe essere più attuale. Si pensi a quello che è oggi il cloud computing, in termini di centralizzazione dei dati o all’analisi dei dati in termini di supporto decisionale o autonomia decisionale.

Non solo, per Leavitt e Whisler  la ragione principale nell’utilizzo dell’Information Technology era posta in questi termini: “The most compelling reason of all is the pressure on management to cope with increasingly complicated engineering, logistics, and marketing problems. The temporal distance between the discovery of new knowledge and its practical application has been shrinking rapidly, perhaps at a geometric rate. The pressure to reorganize in order to deal with the complicating, speeding world should become very great in the next decade. Improvisations and “adjustments” within present organizational frameworks are likely to prove quite inadequate; radical rethinking of organizational ideas is to be expected”.

Un’analisi, quella riportata nel passaggio di cui sopra, che potrebbe essere scritta più o meno negli stessi termini oggi 06 febbraio 2018. Che dire? Grazie Harold J. Leavitt, grazie Thomas L. Whisler. Big Data, Cloud e Mobile Computing, Internet of Things, Intelligenza Artificiale, Machine Learning sono e rimangono ancora solo delle subordinate dell’Information Technology.

 

 

 

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