La logica della manifattura additiva trae origini negli anni ottanta: una rivoluzione iniziata più di trent’anni fa. Stiamo quindi assistendo a un processo evolutivo dove idee seminate nel passato si traducono progressivamente in una forma più compiuta.

di Piero Macrì

 

Come inquadrare il processo creativo nell’ambito della produzione? Si potrebbe dire che è il vuoto a rappresesentare la leva che contribuisce maggiormente a questa funzione. D’altra parte il mondo non è stato creato attraverso un processo additivo? Le idee più interessanti scaturiscono a partire dal nulla poiché il vuoto genera libertà mentre pensare in modo sottrattivo implica una destrutturazione dell’esistente. E quindi, “Manifattura sottrattiva o additiva? Meglio creare riducendo o aggiungendo?”.

La stampa 3D è assurta a discussione quotidiana nell’ambito della dimensione d’impresa 4.0. Rivoluzione Industriale? Sgombriamo il campo. Da un punto di vista tecnologico una rivoluzione non avviene negli stessi tempi con cui si impone un nuovo ordine sociale e politico – come avvenne, per esempio, con la Rivoluzione russa del 1917 – tant’è vero che se guardiamo alle precedenti rivoluzioni non riusciamo a collocarle in un preciso giorno, mese o anno.

Sono infatti processi che durano decenni. Vapore, elettricità, informatica sono state le leve che hanno plasmato i salti paradigmatici dell’industria. Sfido chiunque a indicare il momento esatto in cui siamo passati dalla terza alla quarta dimensione: nel momento in cui sono nate internet companies il cui fatturato viene alimentato esclusivamente da un modello basato sui dati? O dal momento in cui si affermerà in modo diffuso la logica dell’intelligenza artificiale? Probabilmente in questo momento siamo nell’occhio del ciclone, condizione che non permette di comprendere esattamente nella sua più vera essenza ciò che sta accadendo al di fuori della dinamica del vortice in cui siamo immersi. Sarà il tempo a darci una dimensione esatta del fenomeno e a storicizzare il tutto.

Ecco perché parlando di produzione additiva è bene inquadrare il fenomeno nella giusta dimensione e non alimentare la teoria del magic moment, dove tutto accade all’improvviso e, da un giorno all’altro, ci si trova in presenza di un qualcosa catapultato da un altrove non ben definito. La logica della manifattura additiva trae origini negli anni ottanta, ragione per cui se di rivoluzione si tratta è una rivoluzione iniziata più di trent’anni fa. Stiamo quindi assistendo a un processo evolutivo dove idee seminate nel passato si traducono progressivamente in una forma più compiuta.

Produzione additiva e sottrattiva non sono mutuamente esclusive. Ciascuna ha una sua ragione d’essere. L’una o l’altra possono utili o vantaggiose a seconda di ciò che si deve andare a produrre. E’ sbagliato contrapporre la produzione a controllo numerico alla stampa 3D, presentando quest’ultima come la più sofisticata e irrinunciabile delle metodologie.

La produzione a controllo numerico è evoluta nel tempo e può contare oggi su soluzioni e tecnologie sofisticate. Ciò che porta a discriminare l’una o l’altra tecnologia dipende da ciò che si deve produrre. Una considerazione semplice semplice: se devo creare un oggetto in cui le parti solide sono preponderanti verso quale tipo di produzione mi posso orientare? Viceversa quale può essere il percorso migliore se il vuoto è la dimensione prevalente dell’oggetto?  Non solo, se pensiamo alle modalità di progettazione ci accorgiamo che il processo creativo si fonda comunque, nell’un caso o nell’altro, su un processo che parte dal vuoto; la differenza, piuttosto è nell’approccio mentale: penso creando dal vuoto, penso a partire dal pieno.

Come affermato in un documento prodotto da Centro Studi di Confindustira, sono due le caratteristiche della produzione additiva che servono per comprenderne le potenzialità di sviluppo: consentire di produrre oggetti con geometrie complesse non altrimenti realizzabili in un pezzo unico con le tecniche tradizionali, modificandone la struttura costruttiva con un minore impiego di materie prime, maggiori prestazioni e utilizzando materiali diversi da quelli oggi in uso; far sì che i costi di realizzazione di varianti rispetto ad un modello base siano sostanzialmente nulli.

Altra considerazione che emerge dal documento: “Se la manifattura additiva permette di realizzare componenti o prodotti intrinsecamente superiori sul piano tecnico-funzionale o estetico, allora è sbagliato valutare la possibilità di avvalersi di queste tecnologie facendo esclusivo riferimento ai costi di produzione di uno stesso oggetto realizzato con tecniche additive o con tecniche tradizionali”.

Non solo, “Nel campo della manifattura tradizionale  l’attività di progettazione incorpora l’idea-guida di una produzione le cui specifiche devono tendere a minimizzare le attività sottrattive, secondo il principio per il quale meno materiale tolgo, meno costa. Nel caso della manifattura additiva, invece, la medesima logica di fondo di massimizzazione dell’efficienza produttiva si traduce in una progettazione tesa a minimizzare l’impiego di materiale, secondo il principio per il quale meno materiale impiego, meno costa”.  Si pensi per esempio all’utilizzo della stampa additiva nel settore aerospaziale – uno degli ambiti in cui più si è affermata –  dove la riduzione di 100 kg nel peso di un aereo può determinare un risparmio annuo in termini di carburante di circa 2,5 milioni di dollari per aerei impegnati su tratte brevi.

Infine, “I vincoli e le opportunità della progettazione e della produzione cambiano nella logica additiva e i maggiori vantaggi economici vanno valutati in relazione alla possibilità  di ripensare la progettazione degli oggetti in modo da valorizzare appieno le potenzialità di questa tecnologia secondo criteri nuovi”.

Al netto della discussione, un altro dato che proviene da un documento redatto da PWC nell’aprile del 2017, documento in cui si si afferma che la produzione 3D (escludendo la prototipazione) conta soltanto per lo 0,01% della produzione manifatturiera globale. Dato che è comunque espressione di una dinamica progressivamente positiva in valori assoluti poiché il valore del mercato attuale è nell’ordine di 9 miliardi, cifra stimata a diventare prossima ai 30 miliardi di dollari nel 2022.

 

 

 

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