Una ricerca Fujitsu indaga sull’importanza del valore della trasformazione digitale e individua le componenti chiave per il successo dei progetti innovativi intrapresi dalle aziende italiane.

 

Persone, Azioni, Collaborazione e Tecnologia. Sono queste le quattro coordinate PACT che si rivelano essenziali per avviare un percorso di trasformazione digitale complessiva delle aziende. E’ in questa prospettiva che si colloca la recente ricerca di Fujitsu che ha sondato un campione italiano composto da 150 business leader di tutti i più diversi segmenti di industry per capire quanto questi valori siano presenti nel Dna aziendale poiché, come è bene sempre ricordare, la tecnologia è potenza, ma senza capacità di execution e senza l’esistenza di un ambiente collaborativo trasversale a tutta l’organizzazione, si può rivelare una pistola scarica.

Il primo dato che emerge dalla ricerca risiede innanzitutto nell’importanza della tecnologia come leva per la trasformazione dei processi aziendali, considerazione condivisa dal 40% dei soggetti intervistati. In questo contesto gli elementi che fanno da driver al cambiamento vengono individuati per il 28% nella Azioni e nella Tecnologia, mentre Persone e Collaborazione assumono rilevanza rispettivamente per il 25% e per il 16% delle aziende. Il 56% degli intervistati evidenzia inoltre come nelle loro organizzazioni la tecnologia digitale sia utilizzata non solo a livello di processi e funzioni aziendali, ma anche per crearne di nuovi, da affiancare a quelli esistenti, non ancora digitali.

In merito agli elementi che in qualche modo forzano le aziende a rivedere processi consolidati o in essere così come all’individuazione di nuove modalità operative, la ricerca evidenzia in particolare il peso rappresentato dai clienti (39%), da partner e terze parti (35%) e da concorrenti (33%).  Tutte e tre insieme queste componenti determinano l’esigenza di un cambiamento di relazione in logica digitale.

Interrogati sul numero di progetti di trasformazione digitale, la maggioranza dei soggetti coinvolti  (49%) dichiara di aver già ottenuto dei risultati, mentre il 25% afferma che i progetti sono attualmente in fase di implementazione, ma di non avere ancora risultati disponibile su cui esprimere valutazioni concrete.

Venendo all’aspetto economico e finanziario, dall’implementazione di progetti di trasformazione digitale le imprese italiane si aspettano di ottenere un ritorno dall’investimento entro un anno e mezzo e benefici organizzativi entro 16 mesi dalla data di partenza (a livello globale si parla rispettivamente 20 mesi e un anno e mezzo).

Nonostante la focalizzazione sui risultati in tempi rapidi, le organizzazioni italiane non sono immuni a fallimenti o insuccessi. Tuttavia il dato complessivo è positivo: solo il 27% delle organizzazioni italiane ha annullato progetti di trasformazione digitale, con una perdita media di 455.951 euro, e solo il 21% dei progetti digitali è fallito.

“Le aziende italiane sembrano avere consapevolezza del loro livello di maturità digitale per affrontare progetti di trasformazione digitale – ha dichiarato Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato di Fujitsu Italia – I progetti vengono pianificati e implementati – alcuni con più successo di altri – ma la cosa importante è che le aziende abbiano chiaro che l’immobilità porta a un sicuro insuccesso, mentre la costante spinta all’innovazione tecnologica – a livello di processi, funzioni e non da ultimo organizzazione – è la strada che permetterà di continuare a competere nei prossimi anni”.

Persone

Nel processo di trasformazione un ostacolo ormai diffuso tra le più diverse organizzazioni è la precarietà delle competenze. Un aspetto che è particolarmente sentito in alcune specifiche aree come per esempio tutto ciò che attiene la cybersecutity,, In quest’ultimo caso è  il 68% del campione a considerare inadeguate le risorse disponibili. “La buona notizia – affermano gli autori del Report –  è che la maggior parte non sta a guardare: il 91% sta lavorando per attrarre più competenze digitali, ad esempio puntando alla riqualificazione dei propri dipendenti attraverso programmi di formazione (61%), ritenendo – nel 95% dei casi – che un team di lavoro qualificato e aggiornato sia vitale per il successo della propria organizzazione nei prossimi tre anni. Nel 37% dei casi invece, le aziende italiane stanno adottando il cosiddetto reverse mentoring, ovvero lo scambio di competenze digitali tra dipendenti più giovani con quelli più anziani.

Ma l’aggiornamento non basta e diventa cruciale – per il 37% del campione – la capacità di saper attrarre e reclutare le persone. Secondo l’85%, entro il 2020 l’Intelligenza Artificiale (AI) inciderà sulla tipologia di competenze necessarie per la propria organizzazione, tanto che il 93% di essi si sta muovendo per far fronte a questa necessità e il 91% ammette che saper attrarre personale nativamente digitale sia vitale per il successo della sua azienda nei prossimi tre anni.

In tanti comunque – l’88% degli intervistati – ritengono di possedere già al proprio interno le competenze necessarie per affrontare le sfide del 2020: il 94% afferma che nella propria organizzazione sia già presente una vera e propria cultura dell’innovazione e addirittura l’83% ha stabilito un processo interno per incentivare il personale a intraprendere progetti di trasformazione digitale.

Azioni

La strategia è alla base del successo di un progetto di trasformazione digitale e il 92% del campione italiano dichiara di averne una ben definita, grazie anche al coinvolgimento diretto del top management (94%).

Si ammette però anche l’esistenza dei cosiddetti progetti ombra, quelli avviati senza un’approvazione organizzativa esplicita: per i quasi due terzi (62%) del campione costituiscono un serio problema per la loro organizzazione, anche se il 59% dichiara che spesso sono l’unico modo per provare ad ottenere un’innovazione significativa.

L’attenzione ai progetti digitali in corso è sempre comunque alta e il sistema di valutazione sembra ben funzionare, tanto che il 61% delle aziende cambia o ri-focalizza quelli che non stanno performando e il 25% cancella rapidamente quelli che non danno i risultati attesi.

Collaborazione

Per Fujitsu, la co-creazione è la chiave del successo di una azienda. In generale, le organizzazioni italiane sembrano aperte a un mondo collaborativo: il 58% sta implementando o sta pianificando progetti di co-creazione in cui lavorano a stretto contatto con un’altra organizzazione per fornire innovazione digitale. In questo caso, i partner preferenziali sono esperti di tecnologia, scelti dal 53% del campione, start-up (46%) o altre organizzazioni (45%), anche dello stesso settore (31%).

In nome dell’innovazione digitale, l’81% del campione italiano afferma di essere disposta a condividere informazioni sensibili (come business plan, pipeline di prodotti e dati di R&S) con un partner esterno.

Tecnologia

Nei programmi degli intervistati, nei prossimi 12 mesi ci sono progetti che riguardano i sistemi di sicurezza informatica (59%), l’Internet of Things (51%) e il cloud computing (43%). Relativamente al tema della sicurezza informatica, il 95% afferma che questa sia fondamentale per supportare il successo finanziario della propria organizzazione nei prossimi 10 anni. In egual misura – 95% – vengono citati anche big data e analytics.

In un panorama digitale in rapida evoluzione, la capacità di saper cambiare il proprio modello di business (87%) e pianificare l’impatto della tecnologia oltre l’anno (83%) è considerato cruciale per la sopravvivenza del proprio business nei prossimi cinque anni dall’84% del campione intervistato. Si tratta di un percorso certamente non semplice e che desta più di una preoccupazione: il 61% degli intervistati teme che la sua organizzazione non saprà adattarsi all’implementazione di tecnologie digitali come l’Intelligenza Artificiale; il 78% ammette che i propri clienti si aspettano da loro un maggior livello di digitalizzazione e il 64% ritiene di essere in ritardo su questo punto rispetto alla concorrenza, tanto che per il 57% la trasformazione digitale nel proprio settore porterà una perdita di clienti.

 

 

 

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