11 Dicembre 2018 - CAD-PLM

Sviluppo prodotto, il futuro è la connected engineering

Jan Leuridan, Vice President Simulation & Test di Siemens PLM Software, racconta le nuove tendenze che si stanno imponendo nell’ambito dell’ingegnerizzazione dei sistemi. A livello di simulazione si va verso una sintesi di modelli provenienti da differenti domini fisici, meccanico, elettrico e applicazioni software.

Jan Leuridan, Vice President Simulation & Test di Siemens PLM Software

Qual è il ruolo di Siemens PLM Software nel contesto di trasformazione dello sviluppo prodotto?

Sviluppiamo soluzioni che aiutano le aziende del manifatturiero discreto che appartengono a settori industriali diversi, che vanno dall’automotive all’aerospaziale,al marine, dal machinery al consumer product &retail, al medicale, dall’energy all’electronics & semiconductor a realizzare prodottivi innovativi. Le aziende sono consapevoli del fatto che per rendere sostenibile il proprio futuro vi è la necessità di introdurre una massiva innovazione. Un esempio è l’autonomous car che necessita di modelli di business basati sulla mobilità, ma in tutti i settori per essere competitivi è vitale cambiare, integrando nei prodotti nuovi elementi.

In quale modo è possibile introdurre innovazione con successo?

Ritengo che oggi vi siano un numero di opportunità incredibili e Siemens PLM Software è nella condizione di aiutare le aziende a individuare il percorso più corretto per compiere una maggiore digitalizzazione, che non è fine a sé stessa, ma orientata alla creazione di un valore tangibile. Un progetto che deve essere basato sulla collaborazione sistematica con i nostri partner e clienti, poiché è dal know-how e dall’esperienza delle rispettive componenti che possono essere generate soluzioni coerenti con le sfide con cui ci si confronta sul mercato. L’innovazione non è un qualcosa che appartiene al futuro o al passato, è un qualcosa che si costruisce giorno per giorno rispondendo alle richieste delle aziende in modo unico e originale. Obiettivo è dare modo alle aziende di sviluppare una capacità di differenziazione che possa favorire il potenziale competitivo.

Quali sono le priorità per sostenere questa evoluzione?

Per sostenere questa evoluzione è stato ed è fondamentale continuare a investire nella simulazione, nella progettazione dell’automazione elettrica e nel software. La direzione è chiara: costruire una base solida di mercato CAD e PLM per un’espansione del portfolio verso sistemi meccatronici, in grado di gestire sia la componente funzionale che geometrica. Questo è il modo che permetterà di portare all’interno delle aziende soluzioni smart in grado di integrare le diversi fisiche.

Fondamentale è inoltre avere una relazione diretta e costante con i clienti, poiché sono loro a indirizzare i nostri sviluppi. Si deve sapere ascoltare e si deve essere organizzati per farlo. Significa avere le risorse sul territorio per supportare i clienti e mantenere un flusso di discussione continuo, lavorando su casi reali. Nell’ambito della simulazione, una cosa che ci distingue dalla competizione è che forniamo servizi di ingegnerizzazione. Possiamo essere coinvolti su questa tipologia di progetti, lavorare insieme per introdurre nuove modalità di processo, permettendo ai clienti di acquisire una posizione competitiva da un punto di vista dell’ingegnerizzazione.

Quale consapevolezza esiste all’interno delle aziende?

I nostri clienti parlano ormai di connected engineering, di aggregazione a livello meccanico, elettrico e software poiché è in questa direzione che si possono realizzare processi di sviluppo prodotto integrato, altrimenti si rimane vincolati a tutte le limitazioni che comporta una logica di processo parallela, con l’impossibilità di testare funzionalmente un oggetto in tutte le sue diverse interazioni fisiche.  La tendenza è quelle di andare verso una ingegnerizzazione di prodotto basata su modelli di sistema onnicomprensivi. Last but not least: quando si tratta di traslare la tecnologia in un prodotto software serve anche riuscire a confrontarsi con i possibili contesti di business e non soltanto limitari a quelli strettamente tecnologici. Sapere per esempio a come rendere disponibile il tutto in un contesto cloud e software as a service.

Quali sono i punti chiave per essere competitivi come fornitore?

Ci sono essenzialmente tre aspetti da tenere presenti per riuscire ad evolvere in modo efficiente. Il primo punto, come accennato in precedenza, è l’interazione con il cliente: il secondo sono gli investimenti in Ricerca & sviluppo, in quanto è l’attività che permette di gestire nuove esigenze nel momento in cui queste tendono ad emergere; terzo punto, essere bravi nel mettere a punto soluzioni che, integrando la tecnologia, possano realmente essere utili e creare valore per il cliente. Occorre perciò che tutta l’organizzazione nel suo complesso possa trarre vantaggio dall’utilizzo.

Esiste un gap tecnologico e d’innovazione nell’industria europea?

No, non credo proprio. Le aziende sono ben consapevoli del fatto che se non si partecipa al trend dell’elettrificazione si corre il rischio di essere marginalizzati. Un discorso che vale per tutte le tipologie di aziende, grandi, piccole e medie. Queste ultime stanno diventando sempre più competitive e contribuiscono a risolvere problematiche legate a business emergenti, come per esempio l’autononous car. Spesso si tratta di startup che vengono poi acquisite dalle grandi aziende che tendono poi a gestire queste attività in business unit separate per fare in modo che possano essere autonome e libere di esplorare nuovi metodi e soluzioni.

Digital Twin, se ne discute tanto. Di cosa si tratta?

In buona sostanza possiamo considerare il digital twin come una metafora dello sviluppo prodotto complesso che integra diverse fisiche, tipicamente meccanica ed elettrica. L’intento è dare una rappresentazione del prodotto non solo attraverso una prospettiva geometrica, ma includendo tutte le diverse caratteristiche del prodotto. Il digital twin si può quindi intendere come rappresentazione unificata di più sistemi a supporto di tutte le attività del ciclo di vita del prodotto e di processo. Nella logica di processo digital twin sono definibili più modelli, ciascuno dei quali deve essere poter utilizzato collaborativamente dai differenti stakeholder, ovvero dalle persone che si occupano dei singoli comportamenti del prodotto, in modo da avere un modello di comportamento integrato.

Da un punto di vista più operativo, che significa?

Significa rappresentare una vista globale in grado di rappresentare tutte i differenti parametri funzionali e di performance. Ciascuna persona responsabile per la propria parte sviluppa modelli – elettrici, meccanici e software – che devono essere congruenti e condivisibili. Quando per esempio si implementa un software di controllo si deve verificare che il software faccia effettivamente e correttamente quello per cui è stato predisposto testandolo in un ambiente ibrido meccanico-elettrico in modo da avere una rappresentazione perfetta del sistema che si va a controllare. E’ un approccio fondamentalmente diverso dal passato, quando ciascuno sviluppava modelli di simulazione pensati per essere utilizzati esclusivamente per singole simulazioni.

Siete quindi già in grado di supportare simulazioni multifisiche?

In molte aree siamo già in grado di fare connected engineering per prodotti complessi. A livello di sistema ciò significa essere capaci di fare sintesi di modelli che arrivano da differenti domini fisici. Questo è esattamente ciò su cui ci stiamo focalizzando: rendere sempre più sofisticate le capacità di creare modelli in differenti aree fisiche, ma anche riuscire a fare in modo che una molteplicità di modelli possano essere aggregati in modo da fare multifisica, gestendo software, dimensione elettrica e meccanica. Per far sì che progetti e processi di questo tipo abbiano successo le aziende devono intervenire trasformando la propria organizzazione, definendo e individuando competenze, processi e tecnologia.