“Innovazione: focus sul modello di business” è stato il tema e filo conduttore per questa quarta edizione di IBE. Un tema centrale e di estrema importanza per la cultura d’azienda moderna e per tutti coloro che continuare a competere con successo. Nell’innovativa cornice del PoliHub – Startup District & Incubator della Fondazione del Politecnico di Milano, IBE ha rappresentato un’opportunità unica per comprendere, condividere e riflettere su come affrontare la sfida dell’integrazione tra cultura, vision, Business Model e tecnologie abilitanti. Un appuntamento atteso da manager, dirigenti, responsabili tecnici ed esperti del settore che ha riscontrato, per il quarto anno consecutivo, un ottimo interesse.

di Beatrice Spreafico

 

Il Cambiamento è uno stato strutturale in cui operare: è la concretezza che deve guidare strategie ed implementazione per continuare a competere con successo. La quarta edizione dell’Industry Big Event si è focalizzata sull’importanza del modello di business in relazione a cambiamenti strutturali dei destinatari dei beni prodotti, come ad esempio l’integrazione di nuove tecnologie.

Pentaconsulting insieme al Centro di competenza sull’Innovazione Sistematica della Fondazione Politecnico di Milano, per tracciare il cammino di questo percorso, è partita da un concetto semplice: le Aziende che intendono competere con successo in un contesto fortemente concorrenziale, hanno un’unica strada da percorrere e cioè innovare, e con continuità.

Ma innovare come?  Su quali elementi appoggiarsi per attivare il processo? Con quale logica? Quali impatti prevedere? Questa edizione di IBE ha risposto a questi quesiti cercando di definire gli scenari ed indicare i singoli percorsi portano a delineare una strategia di successo per ogni azienda.

Per fare ciò, è stato necessario fornire ai partecipanti elementi di riflessione e presupposti per giungere ad un’azione concreta nel proprio ambito operativo, attraverso un percorso espositivo in grado di affrontare i problemi, orientandosi a completezza e congruità, con contributi coordinati di relatori eterogenei per background, competenze ed esperienze. I relatori, dunque, sono stati il punto chiave di questo nuovo appuntamento di settore.

L’introduzione di Stefano Mainetti – CEO di PoliHub, ha messo in luce il concetto di Open Innovation: al giorno d’oggi per superare gli evidenti limiti del modello d’innovazione interna, bisogna che le imprese si orientino più su processi d’innovazione aperta, prendendo in considerazione il potenziale proposto dalle startup. La ricchezza delle nuove tecnologie permette alle startup di arricchire i tradizionali approcci all’innovazione. Proprio in questi processi, PoliHub partecipa attivamente in qualità d’incubatore d’impresa e permette alle realtà nuove di emergere, crescere, cambiare e continuare ad innovare.

L’evoluzione ha portato la concezione e progettazione di macchine via via a sistemi e poi a servizi. In un mercato globale sempre più interconnesso, multidisciplinare e orientato ad una continua innovazione, bisogna interrogarsi su cosa si deve o si dovrà progettare e chi avrà la responsabilità globale del progetto. Oggi si deve progettare prima di tutto o essenzialmente è il Business Model. Da questo presupposto Umberto Cugini del Polimi, ha spiegato come innovare prima era un PLUS, oggi è un MUST per restare sulla scena e domani la velocità d’innovazione sarà la norma. Oggi i leader del mercato (in particolare dei nuovi mercati) sono i fornitori di Piattaforme: questi cambiano il loro mercato ed il loro target, ma anche le abitudini e attitudini dei clienti potenziali. Cambia dunque, l’obiettivo del business: il profilo dinamico del cliente è il valore che fa la differenza; la vera disruption è un nuovo Business Model. Nell’ambito di una visione strategica di medio/lungo periodo, non bisogna partire dalla scelta di un prodotto/tecnologia/tool, ma lavorare assieme ai fornitori delle tecnologie per definire la migliore via di cambiamento da prendere.

Aspetto industriale e dimensione sociale: un binomio imprescindibile per un’innovazione vantaggiosa è senz’altro l’aspetto industriale e la dimensione sociale. Di questo ha parlato Francesco Iervolino – Partner, Strategy & Innovation di Deloitte si è focalizzato sull’indagine di mercato svolta da Deloitte, sul ruolo di primaria rilevanza che l’Italia occupa nel panorama economico internazionale grazie ad alcuni specifici, settori nei quali eccelle. Indagine che ha rivelato come i settori moda, automotive e turismo contribuiscano a generare quasi il 20% del nostro PIL, e a fare dell’Italia il 5° Paese per trade surplus del settore manifatturiero.

Paolo Barbatelli – Chief INnovation Officer di Rold ha evidenziato la realizzazione dell’innovazione SMART introducendo la piattaforma pensata per favorire la digitalizzazione della produzione in modo semplice e veloce: Smartfab. In questo modo, anche le macchine non di ultima generazione sono in grado di connettersi e ricavare dati in real time, utili per una gestione più efficiente della fabbrica. Un ottimo esempio di “ponte” che conduce l’azienda verso Industria 4.0.

L’evoluzione dell’IoT sta chiaramente evidenziando il fatto che le aziende devono creare disruptive innovation o saranno eliminate dal mercato; la sfida ai leader aziendali è quella di rispondere a una domanda fondamentale. Quali nuovi modelli di business devo implementare per competere? A questa domanda ha risposto Emanuele de Filippis – Project Manager di Mrdcompany. Grazie ad un excursus elaborato in step, ha mostrato lo sviluppo dell’IoT negli ultimi 15 anni: l’analisi dei dati generati dal dispositivo IoT diventa opportunità per creare nuovi business o evolvere un business esistente in forme più performanti. Le imprese devono imparare ad operare non più singolarmente ma nel contesto di ecosistemi, che veicolano verso l’utente finale servizi evoluti grazie all’aggregazione di big data provenienti dai dispositivi più disparati.  Quindi la capacità di ipotizzare nuovi modelli di business che sappiano reinterpretare, in un’ottica fortemente innovativa le esigenze del cliente, è divenuta componente essenziale per lo sviluppo di nuovi prodotti.

Marco Maiocchi di OPDIPO, invece, ha mostrato una visione diversa e inaspettata (ma altrettanto vera) del concetto di innovazione e cambiamento partendo da una citazione di Pier Paolo Pasolini “Il potere senza volto”, dove il concetto espresso è quello di omologazione associato alla società che avanza e progredisce, anche se agli occhi di chi guarda attentamente sembra invece regredire. Oggi viviamo in un mondo altamente standardizzato a discapito della qualità dei contenuti. Questo porta ad un inevitabile aumento delle sperequazioni, crea conflittualità, riduce la coesione sociale ed esaspera la competizione. Innovare vuol dire davvero omologarsi? Il concetto spiegato è semplice: la tecnologia evolve più velocemente dell’uomo; internet è diventato un mercato ma il prodotto da vendere siamo noi! Come risolvere? La possibile soluzione che Maiocchi ha mostrato risiede nella possibilità che viene data all’uomo di ricavarsi ancora uno spazio per sognare. Nell’impresa, chi è in grado di creare e dare questo spazio, contribuisce ad un mondo meno omologato e meno conflittuale.

“La digitalizzazione cambia tutto”. Con questo concetto Gian Luca Sacco – Marketing Director EMEA di Siemens PLM Software introduce la sua visione di innovazione applicata al modello di business. Le forze tecnologiche trasformano l’industria cambiando il modo in cui i prodotti vita vita, il modo in cui i prodotti sono fatti e cambiando il modo in cui i prodotti si evolvono. Per realizzare un potente Digital Twin dell’intera catena del valore, i produttori devono abbracciare le tecnologie e trasformare il loro business in un’impresa digitale. Questo perché in un mondo di prodotti intelligenti e connessi, in cui interi mercati possono svanire a causa di una singola innovazione, le aziende produttrici devono adottare un nuovo approccio al proprio business. La progettazione da sola non basta: è necessario “tessere un filo digitale” attraverso le fasi di progettazione, realizzazione e utilizzo di un prodotto. La fase di realizzazione dell’innovazione costituisce un aspetto fondamentale in questa nuova era. In questo modo le aziende dispongono di tutto ciò che serve per avviare e rispondere a un’innovazione rivoluzionaria.

Duilio Perna – Sales Manager di Beckhoff Italia insieme a Marco Scuri – Amministratore unico di Alascom Services Srl, hanno affrontato in modo parallelo il tema dell’impatto del modello di business sulle modalità d’acquisto scindendo OT (Beckhoff) e IT (Alascom).

Duilio Perna ha introdotto Industria 4.0 come la vera rivoluzione ed evoluzione delle tecnologie informatiche e di automazione: un’opportunità importante in grado di offrire benefici ai costruttori di macchine e agli utenti finale. Per migliorare la performance in termini di produttività ed efficienza, riducendo il costo del ciclo di vita degli impianti, è necessario introdurre alta flessibilità e personalizzazione nella produzione. A supporto di ciò, le tecnologie innovative dell’Internet of Things, Internet of Services, Big Data, che permettono di accumulare, trasferire, gestire ed elaborare un’enorme volume di dati, al fine di aiutare il management nel prendere decisioni di business basate su scelte informate. Un’automazione completa che va dal sensore al cloud con prodotti e soluzioni che possono trovare applicazione in tutti i settori e reparti di merceologici rispondendo ai requisiti di Industria 4.0.

 

Marco Scuri ha illustrato attraverso un caso concreto, gli effetti dell’attività di integrazione digitale a supporto del modello di business. Il fenomeno della digitalizzazione rappresenta uno dei maggiori trend socio-tecnici in corso e viene spesso associato alla trasformazione del modello di business ed alla creazione di nuove opportunità di generazione di valore. Per allinearsi a questa trasformazione, è necessario fare esperienza di questi cambiamenti direttamente sul campo, lavorando assieme ai clienti nell’identificazione delle aree di intervento digitale, nella valutazione degli impatti a livello del modello di business, così come nel disegno e nella realizzazione della trasformazione digitale.

“Se un disegno vale 1000 parole, i Visuals ne valgono 10.000”. Mauro Toselli – CTO di GMDE, ha mostrato attraverso un esempio concreto di utilizzo dei Visuals, come sia possibile delineare visivamente una serie di idee, procedure e strategie per migliorare la comunicazione aziendale e la gestione dei contenuti del proprio modello di business. Inizialmente, definire e capire i Visuals è spesso fuorviante: non sono semplici disegni che accompagnano delle annotazioni. Sono molto di più. Con il termine Visuals si riassumere una tecnica di rappresentazione e di mappatura di idee, processi e/o problemi attraverso l’utilizzo di scrittura manuale arricchita con elementi grafici significativi che si presta alla condivisione ed alla creazione di opportunità di contatto. L’uso dei Visuals in ambito aziendale è fondamentale perché mette nero su bianco le idee ma anche i problemi, portando barriere spesso insormontabili come contraddizioni, modelli mentali, vincoli e incomprensioni ad un livello visibile e quindi tangibile. Questo permette di accelerare l’analisi degli argomenti trattati ed arrivare con grande chiarezza e con consapevolezza condivisa alla rappresentazione finale di un risultato ideale. I Visuals sono imperfetti ma proprio grazie a questa imperfezione, è possibile lasciare aperte le porte alla creatività e all’innovazione per una continua evoluzione.

Le aree chiave per la trasformazione digitale sono 4: potenziare i propri dipendenti, coinvolgere i propri clienti, ottimizzare le proprie operazioni e trasformare il proprio prodotto. Le aziende manifatturiere devono sviluppare un ecosistema digitale in cui siano integralmente connessi partner e clienti per rispondere alla nuova domanda generata dalla Digital Transformation. Roberto Filipelli di Microsoft ha introdotto questo concetto ricordando l’impatto notevole che la trasformazione digitale ha sulla revisione del modello di business. Big data ed i tool sviluppati per trasformare i dati in informazioni, consentono alle aziende manifatturiere di comprendere l’evoluzione della domanda e quindi di allineare le operazioni. In questo senso, le aziende possono costruire sistemi intelligenti a supporto delle decisioni utilizzando sistemi/soluzioni basati su IoT, in cui una serie di sensori sono in grado di generare i dati che poi verranno analizzati da applicazioni software ad hoc. L’utilizzo intelligente di questi dati è il differenziatore che consente alle aziende smart di poter continuare a competere con successo.

Le conclusioni le ha portate Massimo Fucci in qualità di General Manager di Pentaconsulting, mediante una presentazione a videoproiettore spento poiché il supporto visivo era rappresentato dalla mappa mentale contenuta nel Dossier delle presentazioni, consegnato ad ogni partecipante. Una mappa con un percorso fatto di fondamentali: il cambiamento esige un approccio strutturato. Pentaconsulting ha individuato cinque punti fondamentali, frutto della attività già svolte nelle aziende: leverage sulla cultura d’azienda (parte tutto da qui), definizione di una strategia (per sapere dove e come si va), operatori efficaci (con adeguata definizione dei ruoli, delle responsabilità e degli obiettivi), formazione (il differenziatore sono le persone e la loro capacità di creare un ecosistema vincente) e gli abilitatori (sistema di valutazione/incentivazione obiettivo, infrastruttura collaborativa). Un percorso su cui riflettere e dal quale trarre le proprie aree di miglioramento aziendale e manageriale.

 

Arrivederci alla prossima edizione!

 

 

 

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