Nel 2017 la produzione mondiale di macchine utensili è cresciuta, del 6,4%, a quasi 75.100 milioni di euro. In questo contesto, secondo dati Ucimu, l’Italia si è distinta per l’ottima performance rafforzando il quarto posto tra i costruttori mondiali e il volume delle esportazioni, secondo solo a Germania e Giappone.

La produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione si è attestata a 6.085 milioni di euro, registrando un aumento del 9,6% rispetto al 2016 (8,7% in termini reali). Il consumo è cresciuto del 15,7% a 4.464 milioni grazie soprattutto all’ottimo andamento delle consegne sul mercato interno cresciute del 17,4%, a 2.700 milioni.

Dopo un 2016 negativo, tornano a crescere le esportazioni attestandosi a 3.385 milioni di euro, il 4,1% in più rispetto all’anno precedente (+ 3,3% in termini reali), assicurando nuovamente all’Italia il terzo posto tra gli esportatori, alle spalle di Germania e Giappone.

Le importazioni sono aumentate del 13,2%, attestandosi a 1.764 milioni; la quota di mercato coperta da macchinari stranieri è risultata pari al 39,5%. Ottime le performance nel primo semestre dell’anno, deboli come consuetudine, i risultati del terzo e quarto trimestre.

La Cina conferma la propria leadership mondiale. Il Gigante asiatico è risultato il primo costruttore (21.705 milioni di euro, +2,9%) e il maggior consumatore (26.529 milioni, +5,2%), ben distanziando tutti gli altri paesi. La quota di consumo soddisfatta dalle importazioni è salita al 29%, per un valore di 7.737 milioni (+14%). L’export è aumentato, del 9,2%, a 2.912 milioni, nonostante l’incremento, la Cina è scesa al quinto posto della classifica mondiale degli esportatori.

Al secondo posto della classifica, la Germania con una crescita di 6,6% a 11.840 milioni. Grazie alla ripresa delle vendite oltreconfine, cresciute dell’8,5% a 8.467 milioni di euro, la Germania si è confermata al vertice della classifica export. L’incremento della domanda interna, salita a 6.025 milioni, è valso al paese il terzo posto nella graduatoria di consumo. Il mercato tedesco è risultato terzo anche per assorbimento di macchine dall’estero: il rapporto import su consumo si è attestato al 44% e il valore delle importazioni è stato di 2.652 milioni di euro.

Con un incremento della produzione del 4,9%, a 10.521 milioni di euro, il Giappone, nel 2017, è risultato terzo tra i produttori. Grazie al forte aumento delle vendite all’estero, cresciute dell’11,1% a 6.932 milioni, il Paese del Sol Levante ha rafforzato il secondo posto tra gli esportatori. Quarto nella classifica mondiale di consumo, il Giappone, nel 2017, ha registrato un calo della domanda scesa, del 6,4%, a 4.301 milioni. Sempre molto ridotta la penetrazione delle macchine straniere: solo 713 milioni, pari al 17% del mercato.

Le esportazioni

Nel 2017, le esportazioni italiane di sole macchine utensili sono salite, del 3,4%, a 3.165 milioni di euro. L’andamento trimestrale è stato positivo per tutto l’anno. Dopo un aumento moderato nei primi due trimestri (+2,7% e +2,6%), il terzo trimestre ha registrato un picco (+9,3%) a cui è seguita, nell’ultima parte dell’anno, una sostanziale  stabilità delle vendite (solo +0,1%).

Tuttavia, nel 2017 le quote italiane nei principali mercati mondiali sono generalmente calate. Secondo Ucimu ciò è dovuto al fatto che la crescita del nostro export è stata inferiore all’incremento del consumo mondiale. Ma il dato non va sottovalutato, poiché significa che il mercato estero presenta opportunità che sono state soltanto parzialmente soddisfatte dalla produzione italiana.

In Cina, la quota italiana sul totale venduto si è attestata a 1,3%, lo stesso livello del 2016. Negli Stati Uniti i costruttori italiani hanno soddisfatto il 4,7% della domanda, perdendo quasi un punto rispetto all’anno precedente. È diminuita dello 0,7% la quota italiana sul mercato tedesco, risultata pari al 5,7% del consumo locale.

Di contro, i costruttori italiani hanno guadagnato spazio in Brasile, dove hanno coperto il 5,8% del mercato, con un incremento di oltre un punto. In India le macchine italiane sono arrivate a soddisfare solo il 2,7% della domanda, perdendo quindi 1,3 punti rispetto al 2016. Sul mercato russo, una volta tradizionale sbocco per le nostre esportazioni, la quota italiana è rimasta stabile al 6,4%.

L’Unione Europea resta la prima area di destinazione delle vendite italiane ma la quota di export assorbita dall’area si è ridotta, passando dal 48,7% del 2008, al 45,9% del 2017. Perde peso anche l’Europa al di fuori della UE, dal 12,2% all’8,9%.

Nel periodo considerato, è stata rilevata una forte ripresa della quota dell’America settentrionale, che dal 9,5% del 2008, ha acquisito, nel 2017, il 15,4% del totale esportato dai costruttori, risultato reso possibile dalla crescita dell’attività manifatturiera nei paesi dell’area.

È aumentata, in modo meno marcato, la quota di export destinata all’Asia, passata dal 19,8% del 2008, al 22,8%; in calo, invece, la quota assorbita dall’America del Sud, passata dal 5,2% del 2008, al 2,3% del 2017. Stabile il peso dell’Africa (al 3,4%).

Nel 2017, l’export in Unione Europea è aumentato, del 2,4%, a 1.451 milioni di euro. Come nel 2016, primo mercato comunitario, e mondiale, è stata la Germania (343 milioni, -9,1%), seguita da Francia (213 milioni, -5,1%), Polonia (162 milioni, +17,8%), Spagna (134 milioni, +15,3%) e Regno Unito (77 milioni -6,1%) che ha registrano un nuovo calo dopo la pessima performance dell’anno scorso.

Hanno messo a segno un deciso incremento le vendite nel resto del continente europeo, +10,3%, per un valore di 282 milioni. Nel dettaglio, l’export è cresciuto in Russia (89 milioni, +16,8%), è rimasto invariato in Turchia (87,5 milioni, -0,2%), è calato in Svizzera (55,2 milioni, -4%).

Le vendite in America Settentrionale sono diminuite, del 2,9%, a 487 milioni. Nel 2017, gli Stati Uniti sono stati il terzo mercato di sbocco dell’offerta italiana di settore, con 318 milioni (-9,8%); le esportazioni di made by Italians sono calate anche in Canada (47,7 milioni, -5,1%). In decisa controtendenza il risultato in Messico: +22,6% per 122 milioni.

In calo anche le vendite in America del Sud, che ha ridotto gli acquisti dall’Italia del 5,1%, per un valore di 72,9 milioni di euro. Protagonista negativa, nel 2017, è stata l’Argentina, che ha importato macchine utensili italiane per 13,8 milioni (-25,7%). In crescita l’export diretto in Brasile (40,3 milioni, +11,2%), Colombia (4 milioni, +77,1%), Ecuador (3,1 milioni, +63,1%).

L’export in Asia, secondo mercato di sbocco del made by Italians, è aumentato, del 6,7%, a 721 milioni. Del totale esportato nell’area, la parte più consistente è stata destinata all’Asia Orientale, che ha acquistato macchine utensili italiane per 437 milioni di euro, l’8,2% in più rispetto al 2016. Nel dettaglio, sono tornate a crescere le vendite in Cina (+8,2%, 342 milioni), Giappone (+71,1%, 28,9 milioni), Taiwan (+15,6%, 21,7 milioni). Al contrario, sono diminuite le consegne in Corea del Sud (-18,1%, per 33,7 milioni).

In Asia meridionale le esportazioni sono diminuite, del 19,8%, a 63,7 milioni di euro; il calo registrato nell’area è stato determinato dalla negativa performance delle vendite in India (-23,1%), scese a 53,9 milioni. Prosegue la crescita delle vendite nell’area ASEAN, che hanno guadagnato il 24%, raggiungendo il valore di 108 milioni. Al primo posto la Malesia (31,7 milioni, +5,6%), seguita da Vietnam (21 milioni, + 672,5%) e Indonesia (19,3 milioni, +130%).

Il Medio Oriente ha incrementato gli acquisti di macchine utensili italiane, del 6,3%, a 112 milioni. Sono cresciute le esportazioni negli Emirati Arabi Uniti (+4,8%, 26,1 milioni), in Israele (+23%, 23,8 milioni) e in Iran (+89,5%, 13,2 milioni). Stazionarie le consegne in Arabia Saudita (-0,8%, 23,8 milioni). Sono cresciute anche le vendite in Oceania (+24,1%), attestatesi a 42,1milioni.

L’export diretto in Africa è aumentato, del 7%, a 109 milioni: ha fatto da traino il buon andamento delle vendite in Algeria (41,8 milioni, +8%), Sud Africa (15,4 milioni, +20,8%) e Marocco (12,9 milioni, +27,4%); è stato negativo, invece, il dato dell’Egitto (-19,8%).