18 Novembre 2016 - Machinery

Il mercato dei macchinari per il packaging

Con un fatturato superiore ai 6 miliardi di euro, il settore dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio è uno dei comparti industriali italiani più vitali.


Nel settore delle macchine per il packaging l’Italia si contende il primato internazionale con i costruttori tedeschi. È uno dei settori italiani con la più alta propensione all’export (oltre l’80%), costituito da circa 200-250 aziende di dimensioni industriali, cui si aggiungono circa 300 unità produttive con caratteristiche artigianali.
Oltre il 50% delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vendute nel mondo sono italiane e tedesche. Il primato italiano è dovuto a quattro fattori fondamentali. Prima di tutto, un elevato livello tecnologico-qualitativo delle soluzioni proposte, l’estrema personalizzazione e flessibilità produttiva delle macchine, il puntuale servizio di assistenza post-vendita su tutti i mercati mondiali e, infine, la forte competitività grazie alla convivenza di grandi gruppi integrati e di piccole e medie imprese altamente specializzate che offrono, nel complesso, un’intera gamma di macchinari per tutte le tipologie di prodotto.

Le aziende di settore sono geograficamente più concentrate in Emilia Romagna, ove hanno una sede oltre il 50 per cento delle unità di questo comparto. Se si aggiungono poi Lombardia, Piemonte e Veneto, si arriva all’80% delle aziende del settore. Se si analizzano i differenti comparti, le crescite maggiori si registrano per le macchine dedicate all’industria cosmetica (+6,6%), seguita dall’industria chimica (+5,4 per cento) e dal food&drink (+5,2 per cento).

La maggior parte della produzione delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio viene assorbita dal comparto alimentare (circa il 60% del fatturato del settore) e da quello farmaceutico – cosmetico – toileteries, che rappresenta poco meno del 25%. La rimanenza è impiegata in settori diversi, tra i quali spiccano quello del tabacco, in cui l’industria italiana delle macchine vanta una grande tradizione, il comparto chimico – petrolchimico e quello del tessuto.

Secondo i dati preconsuntivi del Centro Studi Ucima (l’Associazione nazionale di categoria), il fatturato di settore dovrebbe aggirarsi intorno ai 6.100 milioni di euro, con una differenza di soli 100 milioni di Euro (-1,9%) rispetto ai 6.221 totalizzati a fine 2014.
A determinare tale risultato hanno contribuito i rallentamenti registrati in alcuni importanti mercati come Cina, Russia e Indonesia che, nei primi nove mesi di quest’anno, hanno segnalato contrazioni rispettivamente del -25,5%, -40,7% e -62,9%.
Le ottime performance negli altri mercati di sbocco sono comunque riuscite a compensare la quasi totalità dei cali. L’export totale dovrebbe infatti registrare un calo contenuto al -2,7%, per un valore assoluto di 4.912 milioni di Euro.
La principale area di sbocco per le tecnologie italiane si conferma quindi l’Unione Europea, seguita dall’Asia e dal Nord America. In particolare: i dati dei primi nove mesi confermano sul podio Stati Uniti, Francia e Cina.
È invece proseguito in questi dodici mesi il trend positivo del mercato domestico, che si attesta a 1.188 milioni di euro, con una crescita del +1,4% sul 2014.

Per quanto riguarda le previsioni relative al 2016, nonostante un andamento ordini positivo registrato nei primi nove mesi del 2015 (+4,9%), le difficili situazioni congiunturali di alcuni importanti mercati inducono a prevedere un mantenimento dei livelli di fatturato registrati in questi ultimi due anni, senza scostamenti troppo significativi.
Un settore che ha tutte le risorse per beneficiare, nel tempo, di investimenti nelle tecnologie abilitanti, a vantaggio di una riduzione dei costi di produzione.

Tags :