20 Marzo 2019 - News

Con FlexChain è possibile collegare a cascata fino a 60 diversi sensori

La soluzione Sick FlexChain, permette di creare barriere personalizzate per rispondere a qualsiasi esigenza di rilevamento, misurazione, controllo e conteggio, collegando tra loro fino a 60 fotocellule.

Grazie a uno speciale protocollo sviluppato dall’azienda, con FlexChain è possibile collegare a cascata fino a 60 sensori di diversa tipologia (a catarifrangente, tasteggio e proiettore/ricevitore). Attraverso un gateway i dati registrati vengono rielaborati e trasformati in IO-Link, CANopen o RS-485 per inviare al PLC solamente l’informazione di passaggio corretto o non corretto. In questo modo, vengono collegati fino a 60 sensori con un solo cavo verso il PLC, che viene sgravato dall’attività di gestione di tutti i singoli ingressi e dalle varie logiche in posizioni diverse della macchina, alleggerendo e velocizzando il processo.

Tutto quanto descritto avviene con un unico cavo I/O che collega tra loro i sensori fino a una lunghezza massima di 40 m. Un enorme vantaggio in termini di installazione e cablaggio, non solo per quanto riguarda la velocità e la semplicità di messa in servizio, ma anche a livello di costi generali.

Il giusto mix tra tasteggio, catarifrangente e proiettore/ricevitore

Grazie alla nuova modalità di lavoro introdotta da FlexChain si possono ora creare barriere fotoelettriche interamente personalizzate utilizzando fotocellule con catarifrangente, a tasteggio o a proiettore/ricevitore. Così è possibile compiere molteplici controlli, misurazioni, rilevamenti degli oggetti più diversi, nelle posizioni più disparate, senza alcuna limitazione.

Il campo di lavoro delle fotocellule varia da 0 a 15 m in base al modello scelto. Per quanto riguarda, invece, la stabilità e l’attendibilità del segnale, FlexChain è in grado di interrogare una sola ottica alla volta. Grazie al trigger ciclico e sequenziale che scongiura il rischio di mutua interferenza ottica, è possibile collocare i sensori nella direzione e alle distanze desiderate e persino attaccarli l’uno all’altro. In questo modo le fotocellule funzionano come fossero una barriera.

Un solo teach per 60 sensori

L’host FlexChain raccoglie i dati di tutti i sensori collegati in rete, gestisce le eventuali logiche facilmente configurabili e li trasmette al PLC. Di fatto è la “cabina di controllo” delle fotocellule collegate a cascata; ciò significa che per far funzionare l’intera catena è sufficiente utilizzare i due tasti di comando e il display dell’host. In automatico, tutti i sensori collegati vengono identificati ed istruiti.

La configurazione del teach è semplice e intuitiva e lo stato di funzione di ogni singola fotocellula lungo i 40m massimi di catena è disponibile in tempo reale per intervenire in modo tempestivo in caso di complicazioni. L’host offre, inoltre, molteplici possibilità di configurazione e gestione diversificata dei diversi sensori, per un controllo totale della cascata con un solo cavo!

Diagnostica in real time

Così come tutti i sensori SICK, anche quelli della FlexChain sono dotati di un’elevata configurabilità interna che offre numerose funzioni interessanti. Una tra tutte la diagnostica integrata, che permette di tenere sotto controllo la parametrizzazione, il grado di contaminazione e lo stato di comunicazione per ogni singolo sensore connesso. Grazie a questa modalità di manutenzione preventiva ogni eventuale problema viene individuato in tempi ristretti e notificato in tempo reale con estrema precisione, così da evitare dannosi downtime. È poi possibile creare aree di rilevamento e di controllo ponendole in connessione logica le une con le altre. Un esempio è la possibilità di verificare il riempimento, la posizione, l’orientamento e la misura di un box, il tutto con una sola uscita strutturata a PLC.

 

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