Il processo di sviluppo prodotto ha avuto un’accelerazione notevole nella direzione della governance dei sistemi e delle discipline coinvolte. L’integrazione e la collaborazione non sono più un di cui, ma rappresentano il fattore critico di successo sul quale si gioca la capacità di competere delle aziende. Un fatto non solo tecnologico, ma sempre di più di cultura aziendale e di management. Alcuni fatti recenti ne sono lo prova provata.


Nell’era dei dispositivi interconnessi sempre più leggeri e più piccoli, la capacità di racchiudere tutti gli elementi elettronici e meccanici – garantendone la funzionalità nel tempo – nel minor spazio possibile è uno dei requisiti alla base di una progettazione efficace ed orientata allo sviluppo del business.
Un esempio importante di una cattiva gestione del processo sviluppo prodotto è occorso proprio in questo recente periodo ad uno dei protagonisti più importanti del mercato degli smartphone e, ironia della sorte, su un prodotto di punta. Il danno di immagine, ma anche quello economico, è stato ingente.
Infatti, dopo aver solleticato il mercato ed effettuato il piano e le spese di lancio… consegnati i primi esemplari, è stata avviata la campagna di ritiro.
Nel frattempo, ironia della sorte, il diretto concorrente è uscito con il modello nuovo e con lo stesso numero di serie, il 7.
Ora il colosso in questione ha la capacità di porre rimedio ad un evidente errore di processo occorso nella fase di simulazione a diversi stadi, in particolare ante e post progettazione. Inutile dare la colpa al subfornitore di batterie, potrebbe essere il capro espiatorio su cui far convergere ogni responsabilità. Per evitare errori simili che generano costi senza ricavi e flessione temporanea di quote di mercato, in futuro l’attenzione dovrebbe essere rivolta a comprendere a che punto si è con l’integrazione tra le varie applicazioni che compongono la soluzione PLM e verificare le fasi di test sul modello virtuale in condizioni reali di utilizzo … a componenti attivi e in tutti i domini coinvolti: meccanico, elettrico, termico, elettromagnetico etc, etc.
Un passo indietro potrebbe aiutarci a comprendere in passato – se non è passato per la nostra azienda… urge attenta riflessione con immediato invito all’azione- la collaborazione tra MCAD (tutto quanto riguarda il dominio Meccanico) ed ECAD (tutto quanto riguarda il dominio elettrico ed elettronico) era un semplice problema di comunicazione: un formato di file neutro che consentisse a ogni disciplina di trasmettere il proprio modo di comportamento all’altra.
Un formato come l’IDF (Intermediate Data Format), che è supportato dalla maggior parte dei software standard di settore da entrambi i lati, rimuove le barriere di comunicazione tra le discipline MCAD ed ECAD.
Ma, visto che siamo entrati nell’era dell’IoT il livello di sofisticazione raggiunta dai prodotti non è più una condizione sufficiente, ma solo necessaria.
Non solo, il calore generato dai circuiti interni è un problema rilevante. La soluzione più comune per eliminare punti caldi è quella di isolare il componente che genera calore o distribuire il calore su una zona più ampia.
Le aziende debbono essere in grado di governare anche questo dominio in termini di simulazione virtuale sul comportamento reale, anche perché molti dei dispositivi sono commercializzati come gadget indossabili che fungono anche come accessori di moda. Dato che sono di solito in stretto contatto con la pelle di chi li usa… un errore di simulazione dell’intero sistema ha una buona probabilità di generare un pessimo impatto sulla salute e quindi sul business dell’azienda interessata.

simu_03L’aspetto dell’oggetto consumer è una componente fondamentale che scatena il processo emozionale di acquisto. Gli oggetti sono graziosi e con forme accattivanti.
Per rispondere a questa esigenza, l’industria delle schede a circuito stampato (PCB ), ha messo a punto tecnologie per la produzione di schede flessibili progettate con substrati in plastica pieghevoli che meglio si adattano a curvature strette che caratterizzano forme particolari.
Gli addetti ai lavori si riferiscono a loro come “schede origami”. Le aziende produttrici di fotocamere digitali e di cellulari sono diventate maestre nello sviluppo di schede origami. Questi dispositivi hanno raggiunto livelli di miniaturizzazione impensabili.
Attenzione, e qui viene il punto, i requisiti particolari di queste schede impattano la progettazione hardware, ma anche quella software, introducendo la richiesta di nuove funzionalità per la soluzione di nuovi problemi, come le regioni di piegatura. Le schede flessibili richiedono un approccio tridimensionale, con la possibilità di visualizzare e simulare le schede nel loro stato sia appiattito che piegato.
Nella maggior parte dei dispositivi collegabili, il software rappresenta una componente invisibile – specialmente nei dispositivi dell’IoT in cui le operazioni gestite via software rappresentano in gran parte il funzionamento di un prodotto. Nel corso degli anni, le società di software PLM (Product Lifecycle Management) hanno dovuto includere le funzioni di gestione del software ALM (application lifecycle management) come parte integrante del flusso di lavoro di progettazione.
Molti sviluppatori di software MCAD hanno stabilito partnership con alcuni produttori di software ECAD per sviluppare insieme un collegamento tra le discipline di progettazione meccanica ed elettrica/elettronica, supportando le necessità, provenienti da entrambe le discipline. Un ambiente di lavoro integrato di maggiore collaborazione e di strumenti che possano gestire un flusso di lavoro bidirezionale la condivisione dei dati. Una rivoluzione tecnologica rispetto al precedente modo di fare le cose.
Oltre alla tecnologia, anche i conflitti di responsabilità tendono a contribuire alla tensione tra le due discipline (MCAD ed ECAD). Infatti, la maggior parte dei conflitti derivano da chi debba avere la responsabilità su quali dati e sulle priorità. Un conflitto endemico nel processo di sviluppo prodotto, in quanto le applicazioni MCAD definiscono la forma del prodotto che inficia i componenti elettronici interni, che sono ad appannaggio dell’ ECAD.
L’ unica soluzione che fornisce un risultato è l’unificazione tra la progettazione elettrica/meccanica e quella meccanica, in maniera tale che in modalità collaborativa, ed in tempo reale, si possano rivedere le scelte progettuali in entrambe le discipline. E, questo, non è un fatto meramente tecnologico ma di cultura aziendale che richiede un intervento anche a livello di management.